APPROFONDIMENTO INFORMATIVO

Chi può accedere alla Scuola di formazione per gli insegnanti delle scuole steineriane a Oriago?


Al seminario di formazione per gli insegnanti possono accedere tutti coloro che vogliano indirizzarsi all’educazione dei bambini e dei giovani e che siano in possesso di un titolo di laurea o di scuola superiore, fermo restando che possono accedere all’insegnamento nelle scuole paritarie e non paritarie soltanto se possiedono i titoli di legge. E’ concessa la frequenza anche a coloro che vogliano perseguire una propria formazione personale, senza lo scopo finale dell’insegnamento, ai genitori che vogliano approfondire la conoscenza della pedagogia steineriana per svolgere al meglio il loro compito di educatori, nonché agli amministratori delle scuole.




Oltre alla manifesta volontà di diventare maestri steineriani, quali sono i criteri che portano all’accettazione delle domande di partecipazione ai corsi della scuola?


Come premessa all’iscrizione viene richiesto un incontro personale con il responsabile pedagogico del corso. Durante il “colloquio di ammissione” si cerca di avere una primo contatto con la persona e capire meglio le movitazioni che la spingono a scegliere questa strada formativa, il suo livello culturale e il grado di conoscenza o interesse per il pensiero filosofico di Rudolf Steiner. Oggi molti insegnanti non sono consapevoli del fatto che alla base di ogni loro insegnamento vi possa essere una precisa concezione del mondo; essi pensano di fornire semplicemente delle informazioni, delle nozioni, delle conoscenze che saranno utili all’allievo per inserirsi nella vita sociale. Tuttavia non è così. Ogni civiltà ha concepito un ideale pedagogico: nello scorso secolo, la concezione del mondo che derivò dalle conquiste della scienza naturalistica compenetrò tutta la vita umana e influenzò, determinandole, la psicologia e la pedagogia. La tesi evoluzionistica di Darwin condusse all’ideale dell’ “uomo forte”, come risultato di una selezione naturale, concetto che sviluppa la competizione e i rapporti di potere a livello sociale. L’industrializzazione portò all’ideale pratico del lavoratore specializzato, piccolo ingranaggio nel meccanismo economico. I principi educativi e didattici della scuola Waldorf risultano invece dall’evoluzione interiore dell’essere umano, poiché da questa evoluzione interiore è configurata la stessa vita umana, e l’uomo entrerà nel miglior modo nella vita se, grazie allo sviluppo delle proprie facoltà verrà a trovarsi in armonia con quanto altri uomini prima di lui hanno incorporato nell’evoluzione della civiltà. Si tratta perciò di accordare lo sviluppo dell’allievo con la civiltà esterna, tenendo presente la sua individuale aspirazione, conducendolo a sperimentare interiormente una personale maturazione morale e capacità di giudizio autonomo. “La cosa più importante che deve esistere nel maestro, nell’educatore – dice R. Steiner in “Educazione del bambino e preparazione degli educatori” – è la comprensione della vita, la concezione del mondo; non quella che si intende oggi comunemente per concezione del mondo, che è del tutto teorica, ma qualcosa che può permeare come una forza animica l’intero essere attivo dell’uomo…. Questa comprensione della vita dovrebbe trasformarsi in entusiasmo che vivrà in tutto quello che il maestro può fare di educativo nella scuola e che si trasmetterà alla disposizione interiore dei bambini a lui affidati”.




In base alla vostra esperienza di formatori, quali sono le motivazioni che spingono a diventare un maestro steineriano?


Un tempo la maggior parte dei corsisti avevano alle spalle una conoscenza del pensiero di Steiner e desideravano portare a realizzazione nella pratica della vita gli ideali pedagogici e sociali che avevano così conosciuto. Oggi l ‘impulso viene direttamente dal desiderio di arrivare alla professione con degli strumenti adatti ai bambini e ai ragazzi. Ci sono persone che si presentano con una profonda conoscenza del pensiero di R. Steiner, altre con una conoscenza più superficiale, ma che desiderano approfondire per dare una diversa direzione alla propria vita o per arricchire la propria interiorità. Altri, già insegnanti, di fronte alle difficoltà e alle sfide dell’insegnare ai giovani di oggi, cercano una nuova strada e nuovi strumenti per svolgere meglio il loro lavoro nell’ambito dell’insegnamento in strutture non steineriane/Waldorf. Alcuni genitori si avvicinano per approfondire le loro conoscenze pedagogiche e per meglio operare con i propri figli, altri cercano di sviluppare se stessi e vedono il percorso formativo come un percorso di formazione interiore. Anche le attività artistiche, fortemente presenti nei nostri corsi, possono essere un motivo per il quale alcuni corsisti scelgono questo tipo di formazione, ritenendo tali attività veramente importanti per la formazione dei bambini e dei giovani. Un aspetto interessante è che tra gli aspiranti educatori ci sono – ora sempre più frequentemente – ex allievi delle scuole steineriane stesse. Naturalmente questo ci fa molto piacere perché evidentemente essi hanno mantenuto un bel ricordo della loro esperienza scolastica. Spesso si nota in loro la gioia e l’entusiasmo nello scoprire le motivazioni che erano alla base delle azioni pedagogiche dei loro insegnanti. La maggior parte dei corsisti però si avvicinano col desiderio di conseguire una formazione che li porti a esercitare la professione di educatore in una delle nostre scuole. Vogliono operare per il bene dei fanciulli attraverso una conoscenza dell’essere umano dal punto di vista dello sviluppo del corpo dell’anima e dello spirito.




Sempre dal punto di osservazione di un formatore…Contemplando le individualità di questi futuri maestri steineriani, emergono degli aspetti che possono essere messi in comune dal punto di vista biografico?


Direi di no: le personalità, i temperamenti e le biografie sono le più diverse. Però spesso si può riscontrare una comune insoddisfazione interiore, un disagio , la ricerca di risposte per la vita innescata da difficoltà nei rapporti personali o di salute. Per altri non c’è una “sofferenza” a base della ricerca ma “risonanze” o “incontri di destino”.




Quale durata hanno i corsi e come sono strutturati?


Il primo ha una durata di due anni e prevede la frequenza quotidiana: si tratta di una vera e propria scuola di pedagogia che segue il calendario di lavoro delle scuole; le lezioni si articolano dal lunedì al venerdì. La caratteristica di questo corso a tempo pieno è la possibilità per i corsisti di essere seguiti giornalmente nel loro percorso formativo, di accogliere e sviluppare i vari temi proposti in modo attivo e personale, di porre questioni e fare osservazioni, in un continuo dialogo con i docenti. Nell’aspetto relativo alla pratica d’insegnamento delle varie materie è possibile non solo di cogliere gli obiettivi pedagogici, formativi e conoscitivi che tali insegnamenti si prefiggono, ma sperimentare le proprie capacità attraverso le lezioni pratiche che vengono tenute dai singoli partecipanti, all’interno del proprio gruppo, sotto la guida del docente conduttore. Ciò dà loro la possibilità di acquisire non solo una mera conoscenza dei principi della pedagogia steineriana, bensì anche le facoltà attraverso le quali dare un fondamento interiore, fattivo e creativo alla propria azione educativa. Di fronte all’obiezione che, per frequentare un corso così strutturato, sia necessario “perdere” due anni della propria vita e dedicare molto del proprio tempo a tale formazione, potremo rispondere che questi due anni non sono una parentesi, una pausa nell’attività lavorativa o nello studio, ma un momento “rivoluzionario” che può divenire le fondamenta di una trasformazione che dia senso e significato al proseguimento del proprio cammino personale e lavorativo . Offriamo questa modalità di studio a coloro i quali desiderano proseguire questa vocazione e raggiungere quella disposizione interiore necessaria non solo per educare ma anche per sviluppare buone relazioni con i genitori e colleghi: per questo si dà molto risalto all’aspetto sociale e comunitario dello studio con un gruppo di persone che vengono da varie città italiane ma anche da altri paesi del mondo. Conoscere individualità diverse, la loro cultura e la loro personalità può essere utile per conoscere meglio se stessi e quale sia il proprio compito nell’ambito di uno sviluppo sano della nostra civiltà. A coloro che non possono seguire il corso a tempo pieno, offriamo la possibilità di formarsi nella pedagogia steineriana attraverso un corso triennale nell’ambito di due fine-settimana al mese e di una settimana a tempo pieno nel mese di giugno. I temi, i percorsi e i tirocini sono quelli del corso biennale a tempo pieno, tenendo conto del tempo più limitato a disposizione. Entrambi i corsi iniziano a metà settembre di ogni anno.




Quali sono le materie insegnate e con quali fini?


Le materie insegnate sono molte e si sviluppano di anno in anno. ➡ LA CONCEZIONE ANTROPOSOFICA DELL'UOMO E DEL MONDO Si affronta lo studio di un insieme di conoscenze che Rudolf Steiner presenta sull’uomo, sul mondo e sulla posizione dell’uomo nel mondo stesso, attraverso i testi “Teosofia”, “Scienza occulta” , “Filosofia della libertà” di R. Steiner e la “La fiaba del serpente verde” di Goethe. Tale studio dovrebbe stimolare un personale cammino di conoscenza che ha come scopo l’acquisizione di facoltà interiori, facoltà estremamente importanti per la delicata professione dell’insegnante. ➡ LA METODOLOGIA GOETHIANA DEL MONDO Si affronta anche lo studio della concezione goethiana della conoscenza e in particolare i temi della teoria dei colori , della metamorfosi della piante, della tipologia animale e infine dell’uomo. Si tratta di un lavoro che pone l’accento sulla capacità di osservazione del mondo e della natura attraverso l’esercizio di una qualità percettiva “aperta” che apra la strada a una nuova gnoseologia. ➡ PEDAGOGIA Poiché ogni insegnante deve conoscere tutto il percorso evolutivo del bambino e del giovane, inizialmente lo studio della pedagogia riguarda la conoscenza dell’essere umano nelle sue fasi evolutive dalla nascita alla maggiore età. Si affrontano anche tanti altri temi quali la preparazione degli educatori, la conoscenza dei temperamenti, dell’organismo sensorio, il significato spirituale delle fiabe, le festività dell’anno, le forze linguistiche- musicali e plastico-pittoriche, i ritmi nella vita e nella scuola, l’educazione morale, ecc. Si studiano i testi di R. Steiner: “Educazione del bambino e preparazione degli educatori”, “Arte dell’educazione - 1° Antropologia” , “2° Didattica” , “3° Tirocinio” e “Antropologia meditativa” L’”Antropologia” di Rudolf Steiner vuole essere una nuova psicologia che tenga conto dello sviluppo fisico, psicologico e spirituale dell’essere umano. Si studiano dunque le facoltà dell’anima nel loro aspetto di pensare, sentire e volere, la vita dell’Io nell’alternarsi della coscienza di veglia, sogno e sonno e il sistema metabolico, neurosensoriale e ritmico in relazione agli stati di coscienza e alle facoltà dell’anima. Saranno considerate la fantasia e la memoria nella loro influenza sulla crescita corporea del bambino e il ruolo della fantasia nell’istruzione. Attraverso i testi “Didattica” e “Tirocinio” che seguono le conoscenze relative all’Antropologia si affronta l’insegnamento delle varie materie e il loro significato educativo quali: lingua italiana, lingue straniere, storia, geografia, aritmetica, geometria, zoologia, botanica, mineralogia, introduzione all’astronomia, fisica e chimica, la musica nell’asilo e nelle classi e le materie artistiche. Le insegnanti della scuola materna, dopo un percorso formativo assieme agli altri insegnanti della scuola dell’obbligo o superiori, possono approfondire temi che riguardano l’educazione del bambino del primo settennio; così pure per coloro che vogliano dedicarsi all’insegnamento delle lingue straniere, sono previsti dei momenti specifici. ➡ ASPETTI SOCIALI Il futuro insegnante sarà, tra l’altro, chiamato a sviluppare le proprie facoltà nel campo sociale, poiché nella scuola è essenziale un sano rapporto tra insegnanti, genitori e allievi. Per questo motivo si trattano ne “la vita nella scuola”, il lavoro con i genitori e nel collegio insegnanti, nonché la struttura internazionale della scuola Waldorf. ➡ ATTIVITA' ARTISTICHE Per sviluppare le facoltà artistiche e immaginative necessarie al compito dell’educatore, sono previste lezioni di pittura, scultura, musica e canto, euritmia, lavoro manuale, ginnastica Bothmer, arte della parola, agricoltura biodinamica e disegno di forme (nei corsi biennali a tempo pieno anche battitura del rame e lavorazione del legno) -------- Con questo programma si vuol lavorare in modo equilibrato nell’ambito della formazione professionale portando, durante ogni incontro, un aspetto conoscitivo e un aspetto artistico e di movimento in modo che tutte le facoltà dell’anima dell’insegnante siano attive: il pensare (aspetto cognitivo), il sentire (vissuto e approfondito attraverso le arti) e il volere (non solo attraverso l’attività artistica ma anche quella delle attività di movimento del corpo). La conoscenza non deve rimanere un elemento esclusivamente astratto ma essere sperimentato nelle attività dell’uomo.




Nei programmi dei corsi è prevista una proposta per fare propri strumenti che consentano di cogliere le opportunità di una feconda collaborazione con le forze sociali, economiche e amministrative della scuola?


Abbiamo degli interventi che prendono il titolo di “Vita nella scuola”. Durante queste lezioni si parla della struttura della scuola Waldorf e dell’importanza dell’aspetto sociale, non solo per una buona conduzione della scuola stessa: infatti la comunità della scuola è un “germe” di un rinnovato conoscere e volere sociale .Come sappiamo, l’insegnante non ha solo il compito di educare i bambini e i giovani dando loro una formazione culturale, di pensiero, di sentimento e di volontà, ma deve essere per loro anche un esempio morale da imitare prima e un modello a cui conformarsi poi. Perciò per l’insegnante il primo compito a cui dedicarsi é quello al quale diamo il nome di autoeducazione. Questo continuo lavoro su di sé è la premessa per divenire più saldi in se stessi ma anche aperti alla vita comunitaria. Certo questo lavoro è invero il più difficile e complesso ma è il tema principale di questa nostra epoca e quindi un tema che va continuamente affrontato e coltivato anche dopo l’uscita del corsista dal periodo della formazione.




Il maestro dopo la formazione dovrà muoversi coscientemente, essendo sostanzialmente la scuola Waldorf a conduzione collegiale, in diversi ambiti: quello dei bambini, quello dei genitori, quello del Consiglio, quello dei colleghi, quello del collegio docenti. Come vengono preparati i maestri a questi svariati contesti di relazione?


Come ho detto prima, nella formazione contempliamo questi incontri sul tema indicato. E’ chiaro che il seminario non può che dare un avvio a una formazione che dovrebbe durare tutta la vita: esso è soltanto un primo passo verso la pratica pedagogica e la pratica sociale. E’ ovvio che debba essere poi il maestro che, sentendo in prima persona la responsabilità del proprio lavoro, del proprio compito e - perché no? – della propria missione, si imponga un lavoro interiore. Ma come tutto ciò che si apprende diventa vita al contatto diretto con i bambini e i giovani, così avviene anche per la struttura sociale così particolare come quella della scuola Waldorf. E’ un’esperienza che non può essere fatta direttamente durante il seminario di formazione, ad eccezione del seminario stabile dove i corsisti sono costretti a vivere tutti i giorni gomito a gomito con persone che non si sono conosciute precedentemente, che hanno abitudini, temperamenti, esperienze diverse: in questo caso è già una bella ginnastica sociale! I gruppi che seguono la formazione a fine settimana si incontrano, costruiscono amicizie e simpatie, scambiano pensieri e sentimenti, si sentono uniti dal - e nel – percorso che stanno facendo; certamente alcune amicizie che si formano resistono poi al tempo e alla distanza. Ma è tutt’altra cosa che la vita nella scuola.




L’autoeducazione, cammino consigliato da Steiner e che prevede esercizi per il controllo e lo sviluppo delle qualità del maestro, è un processo continuo che va sostenuto negli anni. Cosa propone in merito ai futuri maestri la scuola di Oriago?


Prima di tutto si propone di iniziare ad esercitare la conoscenza se stessi cercando di individuare il proprio temperamento (si studiano anche gli effetti negativi sulla salute degli allievi che possono essere prodotti dal temperamento di un maestro non autoeducato), di osservare e comprendere la propria biografia, espressione dell’Io di ciascuno di noi, accogliendo i fatti negativi e positivi come espressione necessaria dello svolgersi del nostro destino. Già questo può produrre effetti positivi per sviluppare qualità importanti. Naturalmente si presentano anche degli esercizi interiori, consigliati da Rudolf Steiner stesso, e che vanno nella direzione dello sviluppo delle qualità interiori necessarie per divenire un buon maestro per le future generazioni, ma anche per partecipare sanamente alla struttura sociale della scuola. Coltivare questa struttura sociale come “germe” per il futuro è un compito dell’insegnante ma anche dei genitori e degli amministratori che si occupano delle nostre scuole.




Chi sono i maestri che preparano i futuri maestri Waldorf?


Ci sono delle indicazioni stabilite dalla Federazione Italiana delle scuole Steiner/Waldorf le quali richiedono, per la figura del responsabile di un corso di formazione, che egli sia persona di esperienza prima di tutto nel lavoro pratico con i bambini e i ragazzi, che sia iscritto alla Società Antroposofica, che abbia manifestato capacità sociali, che sappia relazionarsi con gli adulti e così via. Ma i corsi di formazione di Oriago prevedono l’intervento di molti altri formatori scelti per la loro competenza in un determinato argomento o attività artistica, per la loro esperienza nell’insegnamento con i bambini e i ragazzi, per la formazione antroposofica e per la loro capacità di trasmettere ad altri le loro conoscenze ed esperienze. I docenti formano un collegio, come nella scuola per i bambini, e insieme decidono la direzione del seminario, le possibili modifiche del programma di studi in relazione alle diverse esigenze delle nuove generazioni di adulti, si esprimono sulle capacità dei seminaristi con i quali vengono a contatto portando le loro materie o attività artistiche. Questi insegnanti possono partecipare agli incontri dei Formatori dei corsi di formazione che esistono in Italia per potersi confrontare con i loro colleghi, la loro modalità di lavoro, i loro obiettivi e le loro problematiche.




Quali sono i criteri che stabiliscono l’idoneità all’insegnamento di un diplomato della scuola di Oriago?


Non ci sono propriamente degli esami scritti. La valutazione avviene durante l’incontro del collegio dei docenti di quel gruppo ed è una valutazione molto più complessa che un semplice esame scritto sul quale può emergere che la persona sa scrivere bene in italiano o che ha imparato determinate nozioni. Lo sguardo con cui viene avvolto il corsista è complesso e completo perché si avvale anche delle osservazioni che i vari docenti artisti aggiungono all’immagine degli altri. Per esempio è importante sapere come si muove una persona: si muove consapevolmente nello spazio? Rispetta il movimento degli altri, li vede? Come dipinge, come canta e suona, come sono i suoi disegni di forma? Come parla? Tutto ciò è altrettanto importante quanto la conferma della comprensione di uno studio fatto e dell’aspetto culturale e intellettivo. In alcuni momenti del percorso, sono previsti colloqui personali con i discenti durante i quali avviene un confronto e vengono eventualmente dati dei consigli per coltivare maggiormente alcune qualità piuttosto che altre. Si mantiene però sempre la fiducia nelle forze nascoste dell’essere umano che hanno bisogno del “tempo” per la maturazione e la metamorfosi. Alla fine del secondo anno per il corso biennale o del terzo per il corso triennale, vi sono colloqui personali conclusivi e la presentazione di un elaborato personale su un argomento scelto dal corsista assieme al responsabile del corso. E’ avvenuto che alcuni corsisti siano allontanati già durante il corso del primo anno poichè , conoscendoli meglio dopo il primo incontro di ammissione, avevano dimostrato di essere inadatti all’insegnamento o portatori di altre difficoltà. I corsisti devono comunque avere consegnato tutti i lavori scritti richiesti dagli insegnanti del seminario, essere stati presenti per almeno l’80% delle lezioni e aver effettuati i tirocini previsti: si tratta di nove settimane di tirocinio presso una scuola steineriana. I tirocini sono un momento importante della formazione poiché i corsisti possono assistere al lavoro educativo nella scuola ma anche provarsi nell’insegnamento attivo. Gli insegnanti, che ospitano i seminaristi, inviano al seminario una relazione su questa esperienza accompagnandola con un breve giudizio. Alla conclusione della formazione il corsista riceverà un certificato di frequenza. Dopo un anno di lavoro presso una scuola steineriana per un insegnante di classe o di materia e di un anno di assistenza per i maestri dell’asilo, a seguito del giudizio positivo della scuola presso la quale operano, i corsisti riceveranno il diploma di maestro che ha un valore internazionale, naturalmente all’interno del nostro movimento.




Quali sono, tra quelle studiate nei tre anni di formazione, le materie considerate basilari? E perché?


In verità tutto il programma della formazione è studiato come un percorso formativo necessario e che vede tra i vari argomenti delle relazioni importanti e significative. Si può tuttavia sostenere che sia veramente basilare lo studio della costituzione dell’uomo secondo la visione dell’Antropologia di Rudolf Steiner, costituzione sulla quale si basa tutta la pedagogia steineriana; lo studio della pedagogia e della didattica in relazione alle fasi evolutive del bambino e del giovane; l’esercizio delle materie artistiche, non solo perché alcune di queste vengono poi portate dal maestro stesso ai bambini della sua classe per affrontare le varie materie e le varie conoscenze attraverso l’elemento della bellezza e del sentimento, ma anche perché è un aspetto importantissimo per la formazione e l’equilibrio dell’adulto. Per l’insegnante del secondo settennio l’arte della parola è un’arte fondamentale perché la parola è lo strumento giornaliero dell’educatore con il quale “racconta” il mondo e le sue meraviglie.




Quali sono gli obiettivi Waldorf scolastici e quali quelli pedagogici in rapporto agli alunni prima/ottava frequentati dai bambini?


Naturalmente i nostri bambini – come tutti gli altri – dovranno affrontare alla fine dell’ottava classe gli esami di stato. Quindi possiamo dire che alla conclusione del percorso essi hanno raggiunto il grado di istruzione che viene richiesto nel nostro tempo. Gli importanti quesiti che vengono posti nella nostra pedagogia sono “come” e “quando” portare determinate materie e conoscenze. La risposta a questi quesiti è legata allo studio dell’Antropologia, cioè allo sviluppo fisico, psicologico e di coscienza dell’essere umano: materie portate anzitempo o con caratteristiche troppo astratte per alcune età dell’infanzia possono produrre molti danni nell’interiorità del bambino, anche a livello fisico-corporeo. Sottolineamo un importante pensiero della nostra pedagogia, cioè che l’aspetto educativo è sempre collegato a quello di salute e malattia dell’individuo. Questa osservazione di R. Steiner viene confermata dai molti studi scientifici degli ultimi anni dai quali risulta che l’aspetto emotivo è fondamentale per l’apprendimento e la memoria (non quello astratto!), che sentimenti quali l’ansia o la disistima, o la serenità e la gioia agiscono fin nel respiro, nel battito cardiaco e coinvolgono vari organi. Dal punto di vista più interiore sappiamo che se do al ragazzo un’educazione intellettualistica prima della pubertà, se insegno concetti astratti o delle osservazioni nettamente delimitate, e non delle immagini che crescono ed emanano vita, allora io lo opprimo, mi intrometto brutalmente nel suo sé, il quale deve invece svilupparsi liberamente. Fino alla pubertà, tutto l’insegnamento delle varie materie ha come scopo ultimo l’ educazione morale, il rafforzamento interiore, lo sviluppo della volontà, e la capacità di fondarsi su stessi. Se l’educazione viene vissuta e non imposta da regole e comandamenti astratti, allora il bambino nella vita si evolve giustamente a uomo. Occorre saper ridestare ciò che si manifesta nel bambino piccolo come dedizione religiosa al mondo a un superiore livello animico, a un modo artistico naturale di concepire il mondo, ad accogliere con venerazione l’esempio e la guida dell’adulto, allora nel bambino crescono a poco a poco due cose. Prima il senso, l’intimo senso estetico del gusto e del disgusto anche per ciò che è morale. Poi, quando il bambino ha superato la pubertà - e proprio soltanto allora la parte intellettuale incomincia a muoversi nel suo modo particolare - può trovare in se stesso quello che deve capire, trarre dalla sua interiorità quello che gli è stato dato prima attraverso l’imitazione naturale, nel primo settennio, e la rappresentazione artistica, nel secondo. Questo risollevarsi dell’uomo ora in veste veramente umana, anche morale, è soprattutto compito di coloro che devono educare e istruire. Naturalmente ogni singola materia, oltre all’aspetto dell’istruzione, ha un compito educativo: faccio solo alcuni esempi. L’insegnamento della storia è, tra le varie materie, un elemento importante per l’educazione morale e sociale: attraverso i racconti e le biografie di personaggi storici possiamo far muovere il sentimento del bambino e del ragazzo verso impulsi interiori di simpatia per il bene, le buone azioni e l’antipatia per il male. Solo con la tappa evolutiva della prepubertà i ragazzi sono in grado di cogliere che un episodio storico ha delle conseguenze e degli effetti sulla vita degli uomini e anche sulla storia successiva. Non si tratta di un semplice imparare a memoria date ed avvenimenti, ma di educare ora a cogliere il nesso tra la causa e l’effetto, a cogliere gli impulsi storici di una determinata epoca. L’educazione morale non viene attuata attraverso regole astratte ma attraverso immagini che possano muovere i sentimenti. Oggi l’educazione emotiva è considerata uno degli aspetti più importanti della formazione di un giovane: negli Stati Uniti è stata addirittura inserita come “materia” da sviluppare nell’orario scolastico: i bambini vanno a lezione di sentimento! Purtroppo, invece di far vivere loro i sentimenti nel loro movimento ritmico e polare di gioia-dolore, simpatia-antipatia, ridere-piangere, contrazione-espansione, vengono educati a riflettere sui propri comportamenti fin dalla più tenera età, affinché giungano a gestire autonomamente i propri sentimenti. Abbiamo qui ancora un aspetto intellettivo-riflessivo e non l’ educazione emotiva. La vita di sentimento dei bambini viene educata dall’esempio che essi possono ricevere dagli adulti e dalle attività che vengono proposte dagli educatori! Così per la geografia non si tratta di trasmettere semplici nozioni ma di far sviluppare nel bambino e nel giovane l’interesse e l’amore per gli altri popoli, l’amore per l’altro uomo, ma anche il senso di responsabilità nei confronti della Terra. L’insegnamento delle lingue straniere non ha come obiettivo solamente la conoscenza di un’altra lingua che potrà servire in futuro nel mondo del lavoro, esso ha il compito di sviluppare un’intelligenza molto più ampia di quella che possiamo sviluppare con la sola ”lingua madre” . Quest’ultima ci costringe in forme di pensiero legate alla speciale struttura logica della lingua stessa. Altre lingue hanno suoni e strutture diverse che, accogliendole, ci permettono di sviluppare un’intelligenza più ampia e “aperta”. Il primo insegnamento della zoologia ha il compito, attraverso la comparazione di alcuni animali con l’uomo, di sviluppare nel bambino il sentimento che l’uomo è uomo in quanto è l’unico essere che ha le braccia e le mani per lavorare, per creare, per accarezzare. Nel lavoro, nell’”attività” l’uomo manifesta il suo essere sociale; il bambino quindi coglie la posizione dell’uomo nel mondo in relazione agli altri esseri della natura, sviluppando rispetto e responsabilità per essi. E la matematica? E le altre discipline? Ci sarebbe molto da dire, ma questo è un argomento che richiede molto spazio.




Come viene affrontata la richiesta, propria del contesto sociale odierno, di apertura a temi specifici e specialistici come l’informatica, la fisica delle particelle, la regia cinematografica o il giornalismo?


Partendo dal principio che ogni essere umano ripercorre ontologicamente le tappe evolutive dell’umanità, possiamo considerare le nuove scoperte scientifiche presenti nel nostro contesto sociale ancora lontane dalla comprensione e dallo sviluppo di un ragazzo del secondo settennio. Le scienze e la tecnica cominciano ad essere affrontate solo dal dodicesimo anno e con una certa gradualità. Le conoscenze della fisica e della chimica non vengono presentate in maniera astratta, ma attraverso gli esperimenti che richiedono una esperienza sensoria diretta a cui poi fare seguire considerazioni e pensieri che portino a riconoscere le leggi. Sono occasione di una corretta educazione della percezione e del pensiero del ragazzo e della verità complessa della percezione (gusto, suono, odore, colore, calore, movimento, ecc,). Tutto questo non potrebbe essere appreso ed esercitato con un’immagine virtuale! Per quanto riguarda l’informatica invito a leggere un articolo apparso alcuni mesi fa sul Corriere della Sera in cui veniva riportato un appello di quaranta docenti universitari allarmati per l’ attenzione parziale degli studenti durante le lezioni perché contemporaneamente impegnati in Internet o in messaggi telefonici. Quei docenti lamentano non solo l’attenzione parziale dei giovani, ma anche la loro incapacità di collegare le varie informazioni (in un mondo sommerso dalle informazioni!) e di raggiungere un giudizio autonomo; suggeriscono di reintrodurre l’esercizio dei riassunti nella scuola elementare per educare, sin dall’infanzia, attenzione e pensiero! Credo che la lettura di “Confessioni di un eretico high-tech” di Clifford Stoll ,ed. Garzanti, ci possa dare una ulteriore risposta. L’autore è astronomo e usa quotidianamente i computers, vive con loro. Il suo primo bersaglio è la scuola nella quale si auspica la presenza di un computer, addirittura su ogni banco, lancia anatemi contro il mettersi in relazione, sin dalla prima infanzia, con lo schermo fatto di pixel piuttosto che con una collettività fatta di coetanei; contro l’impoverimento del rapporto allievo-insegnante, che diviene sempre più distante e impersonale, e dice: “Chi insegnerà ai nostri ragazzi il linguaggio (quello vero e non quello del word) quando sarà ormai troppo tardi? Chi spiegherà loro che cosa sono la logica e la matematica, quando avranno acquisito che i problemi, forse, si risolvono schiacciando un tasto? Come faranno a conoscersi e a incontrarsi, usciti da una chat room?” In “Intelligenza del cuore” ed. Mondatori, Stanley I. Greenspan, considerato oggi la massima autorità nel campo della psicologia evolutiva, insegnante di psichiatria e scienze comportamentali, dice “..le istituzioni moderne e la tecnologia che le sostiene hanno messo a repentaglio le condizioni in cui si sviluppano intelligenza, compassione, moralità, creatività…Rendendo sempre più impersonale ogni aspetto della vita, la società moderna mina i fondamenti della mente. Le società avanzate rischiano di distruggere le ragioni stesse dei loro successi. Se questa tendenza continuerà, la società finirà per perdere non soltanto l’anima, ma anche ciò per cui Faust decise di vendere la sua al diavolo, ovvero la capacità di acquisire e usare la conoscenza….". Quando i giovani saranno entrati nella scuola superiore, naturalmente va presentato anche il computer, il suo funzionamento, l’aspetto matematico che è alla sua base (è importante che si conosca il funzionamento almeno di alcuni oggetti della tecnologia che usiamo nella vita quotidiana). Per quanto riguarda la regia cinematografica e il giornalismo possiamo dire che entrambi sono il frutto di una precisa visione personale, di un giudizio autonomo maturo che in verità appare con la pubertà. Attraverso l’insegnamento della lingua italiana, per quanto riguarda i componimenti, proponiamo ai ragazzi argomenti e temi che permettano loro di restare molto aderenti alla realtà, li invitiamo a descrivere fatti e avvenimenti così come sono avvenuti , a rimanere legati all’esperienza ( come avviene per gli insegnamenti della fisica e della chimica) per sviluppare in loro l’abitudine interiore a essere veritieri. Sul giornalino della scuola possono talvolta apparire articoli di ragazzi che commuovono per la loro profondità e sensibilità. Spesso raccontano di una esperienza fatta a scuola o durante una uscita scolastica, oppure commentano una lettura fatta, un avvenimento storico o una poesia. Ritengo però che i ragazzi debbano prima di tutto impadronirsi dello strumento della scrittura, cioè imparare a scrivere in una lingua bella e ricca. Purtroppo oggi l’eccessivo uso del computer ha portato a un impoverimento del bagaglio linguistico dei nostri ragazzi.




La proposta pedagogica che parte dalla visione antropologica di Steiner richiede una comprensione dei tempi evolutivi dell’essere umano e valorizza le diverse funzioni del docente nel primo, nel secondo e nel terzo settennio. Possono essere individuati dei limiti in questo metodo che si fonda sul cammino interiore dell’uomo e sulla capacità di osservare l’evoluzione del bambino inserito nel suo contesto storico e sociale?


Non ho mai individuato dei limiti nel metodo pedagogico proposto da R. Steiner. Dopo tanti anni di lavoro e di studio mi stupisco ancora oggi della bellezza e profondità del piano di studi che egli ha indicato: è come una miniera di pietre preziose non ancora portate tutte alla luce! Se di limiti vogliamo parlare, allora questi sono purtroppo insiti nella nostra natura di educatori: cerchiamo di fare il meglio ma siamo sempre esseri imperfetti! Ci consolano le parole di R. Steiner: “il vero maestro non è colui che alla fine di un anno scolastico dice di aver fatto tutto bene ma colui che dice - ora veramente saprei come fare! – perché colui è in evoluzione, è capace di metamorfosi ”.





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